DORINO
                            LA REPUBBLICA DELLE DUE SICILIE
Signore e signori, signor. Assessore,
Mi è gradito essere qui con voi, perché oggi in questo incanto, si parla della Sicilia, dei
Siciliani, dei fatti storici della nostra terra, con una visione insolita, ma non per questo
non importante.
La cultura , checché se ne dica è e deve essere posta sempre al di sopra delle
parti e pertanto può e deve ascoltare tutti e farne dopo motivo di riflessione, non
sempre di accettazione.
Oggi avremo modo di conoscere uno spirito versatile, avremo modo di conoscere
Nino Lo Iacono, che ci porge un suo lavoro che vede la parte storica, porsi al di sopra
di quella narrata; si impone, il ricercatore Nino Lo Iacono di far leggere una delle
pagine più significative del risorgimento in vera controtendenza con la storiografia
ufficiale. E’ evidente che possiamo anche non condividere, ma non per questo non
apprezzare l’interessante intreccio narrativo, che pone in rilievo la dignità del popolo
siciliano.
La Sicilia ha avuto ed ha , in verità, delle potenzialità importanti ma che sono
rimaste inattuate , nonostante siano previste nell’art.9 della Costituzione Italiana. “ La
Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il
paesaggio e il patrimonio storico ed architettonico della nazione”.
E’ questa la chiave risolutiva dei problemi della nostra isola, cosi’ come è stato
detto dai Presidenti della Repubblica Italiana e da Giovanni Paolo II° quando fu in visita
nella nostra isola.
I diversi aspetti delle realtà storiche della nostra terra, permettono di offrire una
immagine più completa a quello che in senso generale chiamiamo bene culturale. Le
etnie e le loro tradizioni, hanno in se aspetti in cui, quello antropologico, risulta
l’esperienza  più vera e partecipata dell’uomo.
Occorre studiare, come bene ha fatto il Lo Iacono , al quale va il mio plauso, per
una comprensione della storia grazie ad uno scavo metodologico introspettivo ed
autentico nel tempo.
Amici carissimi,
il tempo va indagato, sembra dirci, consentitemi, lo studio di Lo Iacono, in virtù di
una rappresentazione di un bene culturale.
Il bene culturale, infatti, è rappresentazione, ma lo diventa solo se si compie quel
percorso che ne modula l’approfondimento nel territorio attraverso la forma etereo,
logica, antropologica, demologica.
Il lavoro di Lo Iacono nella sua essenziale brevità ci pone questi elementi.
Le sue incisive immagini descrittive parlano.
Il bene culturale si porta sempre con se i “ segni del tempo”, e i segni del tempo,
così come viene definito anche dalla studiosa Maria Zanoni “ porta sempre i segni del
tempo come rapporto tra popoli e civiltà”, che diventono regole che ci permettono di
non discostarci dal tempo che viviamo mentre ne analizziamo i segni pregressi.
La ricerca di Lo Iacono apre delle analisi interessanti e ci fa considerare con
lucido logos, pagine interelazionali tra cultura, civiltà e popolo.
Leggiamo nel lavoro dello scrittore la caduta del regime borbonico, la spedizione
di Garibaldi, l’annessione della Sicilia all’Italia, fatti e contenuti che tengono alta la
nostra attenzione, in particolare anche quando si vedono, con un rigore descrittivo, i
fatti di Bronte,  quelli di Patti con la fucilazione di 12 rivoltosi nel sagrato della Chiesa
di S.Antonio  dove a ricordare l’evento c’è una lapide.
Mi piace leggere una pagina in cui si evince l’intelligenza e la fermezza del popolo
siciliano. (pag.61)
Prof. Domenico Venuti