DORINO
                         LA REPUBBLICA DELLE DUE SICILIE
Il Romanzo “La Repubblica delle due Sicilie”, edito dalla Kimerik di Patti nel 2008, tra le
ultime fatiche letterarie di Nino Lo Iacono, presenta le caratteristiche strutturali del
romanzo storico, la cui nascita in Europa si fa risalire al periodo Romantico, in cui è
viva l’esigenza di rivalutare la storia, le tradizioni popolari e nazionali .
Il romanzo storico è composto da parti storiche e parti inventate. L’autore sceglie
un’epoca del passato e vi ambienta la vicenda; i protagonisti possono essere
personaggi storici o di fantasia , comunque coinvolti nelle vicende storiche rievocate.
 La narrazione si sviluppa su un intreccio e, spesso, si ha un inizio in “Media Res”, cioè
in mezzo agli avvenimenti.
In Italia, la nascita del Romanzo Storico risale al 1827, anno della pubblicazione de “I
Promessi Sposi”. In quest’opera di Alessandro Manzoni il fatto storico si intreccia con
la storia d’amore di Renzo e Lucia , i due umili protagonisti del romanzo.
 Poiché il romanzo storico ha generalmente un intento educativo, nella  scelta del
periodo storico,  l’autore si rivolge ad un’epoca che presenta  delle affinità con quella
in cui egli vive e che serva ad illustrare un suo pensiero o una sua teoria.
I personaggi principali, presentati come positivi, sono esemplari di una certa
condizione di vita; essi sono lo strumento nelle mani dell’autore per comunicare il
proprio messaggio e manifestare la propria opinione.
 
Nel  romanzo” La Repubblica delle due Sicilie”, il nostro scrittore, con ricchezza di
particolari e precisione documentaria, rievoca un’epoca storica significativa per la
Sicilia, quella dello sbarco dei garibaldini ,delle rivolte popolari , del passaggio dal
regno borbonico a quello dei Savoia; la narrazione , come da tradizione letteraria, ha 
un inizio in media res e si sviluppa su un intreccio di storie private e collettive,
intessute di sentimenti nobili e meschini.
 I personaggi e gli eventi , come da tradizione letteraria, sono mescolati liberamente e
fluttuano tra quelli reali, che hanno fatto quelle pagine di storia, e quelli nati dalla
fantasia dell’autore.
Il narratore è esterno e onnisciente, conosce la storia e le vicende più dei personaggi
stessi ; egli trasmette il suo punto di vista, che poi è quello dello scrittore,  attraverso
frequenti sequenze riflessive o intervenendo direttamente nei dialoghi frequenti.
L’ambientazione è accurata, ricca di dettagli. I luoghi in cui si svolgono i fatti sono
quelli storici delle rivolte contadine, dello sbarco dei Mille: Marsala, Palermo, Alcara li
Fusi, Bronte , Patti ; luoghi noti e vicini al cuore dello scrittore. Di questi luoghi egli
coglie e descrive scorci significativi, suoni, odori, colori.
Il linguaggio del romanzo è vivo, ricco di inflessioni dialettali, a volte colorite, e di detti
popolari che rendono al  meglio la sicilianità dell’opera e divertente la lettura. 
 L’intreccio si snoda in uno spazio temporale che va dal 1860 al 1871.
Il romanzo si apre con i Moti della Gancia del 4 Aprile del 1860, che nei libri di storia
vengono trascurati fino a scomparire o ad assumere le dimensioni di un modesto fatto
senza importanza.
La rivolta, seppur stroncata sul nascere dai Borboni , rese concreta quella vecchia idea
di una spedizione in Sicilia che, favorita dall’ insurrezione interna , avrebbe dovuto
trasformare l’isola in una base militare per la guerra dell’unificazione italiana.
Il finale è costituito dai fatti di Bronte e di Alcara Li Fusi che segnano tristemente una
pagina della storia della Sicilia, vittima, ancora una volta, delle ingiustizie e dei soprusi
dei potenti.
 A conclusione del romanzo sono inserite le biografie dei  protagonisti dell’annessione
ed una ricca bibliografia  che testimoniano una ricerca documentale ed uno studio
sistematico dei fatti storici da parte dell’autore, determinanti per l’oggettiva narrazione
degli eventi   e per la caratterizzazione psicologica dei personaggi. 
Tra tutti i personaggi  si staglia  il conte Sidoto, un uomo dal doppio volto, ambiguo,
opportunista, glaciale razionalista, di gattopardiana memoria, per il quale i contadini
sono semplicemente  “plebe anonima, uomini che hanno la sfacciataggine di chiedere
non solo pane, ma anche terre e qualcosa che per loro è libertà”.
Di temperamento diverso è il barone La Picuzza che inizialmente, quando Garibaldi
sbarca con i suoi Mille a Marsala, si mostra un sognatore; egli crede nella possibilità di
dare una svolta storica alla Sicilia tramite l’ annessione al Regno del Piemonte prima, al
Regno d’Italia poi; ma alla fine,per lui come per molti siciliani dignitosi, resterà solo la
certezza dell’illusione. Egli preferirà “la rassegnazione alla confusione” e si ritirerà
dalla vita pubblica. “Così la Sicilia la fecero gli altri, quelli che non fecero i siciliani né
tanto meno gli italiani di Sicilia”.
Turi, il cocchiere del Marchese, grazie alla grande volontà di riscatto, al sogno coronato
di un’ istruzione adeguata, riuscirà ad affiancare e sostenere la causa dei Savoia,
ricevendone in cambio privilegi . Egli entrerà a far parte di quella schiera di “
galantuomini” , “speranza dei sabaudi e disperazione del contadini siciliani”. Egli,
tuttavia,  avrà un ruolo positivo nella vicenda d’amore.
Alla storia della conquista della Sicilia da parte di Garibaldi si intreccia l’ostacolata e
problematica storia d’amore tra la giovane e bellissima Bianca, figlia di un
rappresentante dell’aristocrazia locale, il barone Don Cocò La Picuzza e il suo
precettore, Antonio Scordia. I due si amano all’interno di un fitto universo di pregiudizi
e di consuetudini medievali, ma i loro destini sono uniti indissolubilmente, pur tra
pretenziose gelosie e loschi tentativi di omicidi e rapimenti .
La vicenda privata dei due giovani non equivale al finale temporale della narrazione
storica che procede su un piano parallelo attraverso frequenti flash- back  che
chiariscono ed illuminano i fatti storici connessi alla spedizione dei Mille.
Il Garibaldi raccontato da Lo Iacono esce fuori dagli schemi della storiografia  ufficiale.
Della sua avventura vengono esaminati anche i risvolti  più subdoli, più equivoci e
meno nobili. Dall’ approfondimento documentale emergono esclusivamente gli
interessi degli Inglesi e dei Piemontesi,    interessi che coincidono con quelli dei ricchi
latifondisti, degli avidi baroni siciliani, dei Cappeddi, degli spietati mafiosi, dei potenti,
degli intoccabili per i quali il rinnovamento  politico dell’Isola  coincide con il giudizio
espresso da Tancredi nel romanzo di Tommasi di Lampedusa “ Il Gattopardo” 
condiviso dal Nostro autore come emerge in diverse sequenze riflessive, come quando
egli,per bocca del narratore, afferma :
“davanti al rinnovamento, nulla però doveva cambiare” .
 
I contadini, i coppuli ingannati dalle false promesse del dittatore Garibaldi, illusi dalle
roboanti parole dei suoi proclami, insorgevano qua e là convinti di uscire dalla
millenaria schiavitù, dall’infelice condizione di diseredati e di emarginati, mentre, con la
falsa accusa di misfatti sommariamente giustiziati, finivano nelle spaventose galere del
Regno o fucilati davanti ai cancelli dei cimiteri o rinchiusi nelle tetre e disumane
prigioni siciliane.
I principi, i baroni, i feudatari, i cappeddi, invece, trovavano il modo di impugnare altre
bandiere e di inchinarsi davanti alle maestà di turno.
La questione dell’annessione della Sicilia al Regno d ’Italia è stata affrontata, sul piano
letterario,  da  pregevoli  scrittori conterranei , per primo da Giovanni Verga  che,
nella novella “Libertà” , scritta nel 1882, a vent’anni di distanza dai tragici fatti di
Bronte, manifesta un’assoluta sfiducia nella giustizia del tempo e condanna l’operato
di Nino Bixio, inviato proprio da Garibaldi a sedare nel sangue la rivolta .
 Alla critica verghiana si unisce oggi quella assolutamente non polemica dello scrittore
Lo Iacono  che dalla corrente verista assimila alcuni dei canoni fondamentali: la
categorizzazione psicologica dei personaggi,  l’introduzione di forme tipiche del
linguaggio dialettale , la scelta dell’epoca storica , l’ambientazione particolareggiata ,la
cura documentale .
 
Sul retro della copertina del libro, al fine di prevenire false interpretazioni o 
focalizzazioni errate degli eventi, si legge una dichiarazione che riassume e  sintetizza 
l’intento narrativo dello scrittore .
 “La Repubblica delle due Sicilie” , si legge testualmente ,”non ha lo scopo di demolire
i miti del Risorgimento italiano, ma solo di dare un contributo alla ricostruzione
corretta della storia di questa terra che l’autore ha dimostrato, in tutti i suoi scritti, di
amare. Si tratta di un romanzo che illumina di una luce nuova pagine pur conosciute,
ma su cui si torna a discutere alimentando un dibattito che oggi in Sicilia si va
riaccendendo”.
Lo scrittore  esplora, quindi,  un  universo storico già percorso dalla storiografia
ufficiale, di cui sono intrise pagine note della letteratura italiana e lo fa con
un’amarezza , un senso di fallimento, una nota di dolore personale ,mettendo in luce
fatti e misfatti. 
Concludendo, “La Repubblica delle due Sicilie” si inserisce pienamente nell’attuale
dibattito sul Risorgimento Siciliano ed in particolare sulla figura di Garibaldi  gettando
significativi sprazzi di luce sulla storia della nostra terra  che  non manca certo di  zone
d’ombra ancora da illuminare.
 
Maria Clara Danzì